Scanzonatura responsabile

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In occasione dello sciopero femminista dello scorso 14 giugno, proponiamo un contributo di Gemana Carbongnani-Baschier (aprile 2021).

Scanzonatura responsabile

Nel giro di alcuni decenni siamo passate da “ coraggiosamente vulnerabili” a “scanzonatamente responsabili”.

Accidenti! E qui di cose da dire ce ne sono a bizzeffe. Da perdercisi, da imbarazzarsi o confondersi lungo questo percorso ad ostacoli. Che poi, sono più ostacoli immaginati che reali.

Quante di voi c’erano quando portavamo le gonne lunghe e gli zoccoli olandesi? Quando ascoltavamo Bob Dilan e Joan Baez? Anni 70. Finita, o perlomeno stemperata, la carica focosa sessantottina, ci siamo rese conto che non bastava contestare, ma che bisognava rimboccarsi le maniche e decidere come proseguire adesso che alcuni diritti erano acquisiti e altri li avremmo pretesi.

Un bel cambiamento! Transitando dagli zoccoli alle birkenstock, a scanso di “scarpusciamenti” e capitomboli e come simbolo di stabilità. La stessa che avevamo urgente bisogno di mostrare dopo avere condiviso un decennio con gli sfarfalleggianti coetanei figli dei fiori.

Da una parte collettivi, discorsi impegnati, assemblee interminabili, fogli irriverenti e impegno politico e sociale. Dall’altra canne e calma serafica (eeee certo!), case comuni dove scorrazzavano paffuti e scatenati bimbetti di genitori un pò improbabili e un pò persi fra musiche indiane e cibi macrobiotici.

Come far scaturire da tutto questo un intento che coinvolgesse tutti? La gioventù non sarebbe durata per sempre. Finiti gli studi e spennato i genitori che, salvo eccezioni, li avevano pagati, era ora di decidere cosa avremmo fatto da grandi. I maschi, proprio per il fatto di essere maschi, allevati come maschi: non piangere, sei forte, devi mantenere la famiglia, tira fuori le palle... avevano già di loro una marcia in più. Non perché fossero più forti; erano solo meglio programmati! E su questo avremmo da disquisire... noi invece, con quegli esempi di madri   pazienti, tolleranti, rassegnate o ribelli mortificate, sai che spinta emotiva e volitiva! Ci è toccato inventarci di sana pianta. Andare alla riscossa, imparare a chiedere e a pretendere. A inoltrarci in luoghi e situazioni assolutamente fino a quel momento inesplorate. E lo abbiamo fatto, come si diceva, partendo lancia in resta e coraggiosamente vulnerabili.

La spinta era tanta, la paura anche: di non riuscire, di non essere prese sul serio, di essere giudicate, sfottute, fottute! Di perdere identità. In effetti di certe emulazioni ne abbiamo anche il ricordo.

“Per essere credibile devi essere più maschile”

“Cioè? Devo mettermi le braghe e la cravatta?”

No. Si intendeva devi dimostrare di essere logica, tosta e di avere senso dell’orientamento.

Capirai, io che non mi oriento neanche nelle linee della metropolitana...

Devi saper intervenire nei dibattiti, esprimere chiare le tue idee. Mostrare quello che sai fare senza ritrosie o timidezze.

Come fosse facile, dopo che ti hanno cresciuta a forza di: stai composta, tira giù la gonna, a tavola non si parla, i bambini devono stare zitti quando parlano i grandi, tuo fratello deve studiare tu puoi fare la parrucchiera!

Dico parrucchiera (mestiere che guai non ci fosse! Povere noi), ma potrebbe essere qualsiasi altra professione non in competizione col mondo maschile e maggiormente controllabile. Non devi prendere aerei (prima. Adesso vai a New York a stilizzarti), non vai da nessuna parte e non ti vengono strani grilli in testa.

Poche le fortunate figlie di genitori progressisti. Le altre, me compresa, sbaragliate a proprio rischio e pericolo. Quale? Di arrendersi prima del tempo, ad esempio, senza insistere, perorare, spiegare. Far capitolare! Mostrare, cioè, convincere e, perché no, pretendere se il caso lo richiedeva.

Capite quanto coraggio ci voleva? Lo abbiamo fatto, coi nostri bei mal di stomaco, nausea da fifa, sudorazione da insicurezza. E a forza di dai e dai abbiamo imparato come si fa. Un bel giorno ci siamo accorte che intervenivamo ai dibattiti, esprimevamo concetti chiari e concisi, usavamo termini difficili e corretti. E ci ascoltavano! Eccome ci ascoltavano.

Ma intanto erano passati gli anni. Avevamo avuto un paio di mariti, qualche compagno e alcuni figli. Ci erano invecchiati i genitori e avevamo perso per strada qualche amica.

Tutto questo però non ci aveva indurite affatto. Avevamo anche riso moltissimo, ballato, cantato e amato. Progettato e realizzato. E, soprattutto, sdrammatizzato. Capito che “coraggiosamente vulnerabili” ci stava stretto. Era ora di mettere in pratica. Tutto. Senza smettere di ridere, di noi stesse, prima di tutto.

Mi è venuta questa nuova versione di noi. Con la rima baciata, come si fa con le poesiole o le tiritere di carnevale. E invece non c’è niente di più serio e impegnato di una responsabilità scanzonata o di una scanzonatura responsabile. Implica profonda conoscenza dei propri limiti e gran senso civico. Non che il carnevale non sia una cosa seria eh? Chiedetelo a quelli di Tesserete che hanno lavorato un anno per preparare il proprio e poi se lo sono visto annullare dal covid!

Germana Carbognani-Baschier
Aprile 2021

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